Ten. Col. Eduardo ALESSI

ARDIMENTOSO CARABINIERE 

Dalle Alpi al Gebel Cirenaico, alla Valtellina.  Il Ten. Col. dei Carabinieri Edoardo Alessi (opuscolo pdf) nacque ad Aosta il 4 marzo 1897. A 19 anni (conseguita la maturità classica)

si arruolò volontario, come soldato semplice nel Regio Esercito Italiano, Arma di Artiglieria. Dopo tre mesi fu ammesso al Corso Allievi Ufficiali di complemento ed il primo gennaio 1916, con il grado di Sottotenente, assegnato ad un Reparto speciale: «I bombardieri» che, facendo uso delle famose «bombarde» (primitivi mortai) lanciavano cariche ad alto esplosivo per distruggere reticolati, ripari di trincee, ecc..

 Nel settembre 1916 il Sottotenente Alessi, sulla Vetta Chapot (confine austriaco), nel corso di un violento attacco aereo, sebbene seriamente ferito al braccio ed alla gamba destra, continuò la sua azione di comando meritando una Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Il 20 maggio 1917 (era già stato promosso Tenente) a Pal Piccolo (Alpi Carniche), durante uno scontro a fuoco con il nemico rimase nuovamente ferito. Ultimata la convalescenza non fu più inviato al fronte ma impiegato in servizi territoriali.

 Il 15 gennaio 1920 il Tenente Edoardo Alessi (conservando il grado) transitò nell’Arma dei Carabinieri come Ufficiale in servizio permanente effettivo ed assegnato al Battaglione Mobile di Genova. In seguito dopo aver retto vari Comandi territoriali, fu trasferito al Battaglione della Legione Roma. Il 6 gennaio 1936 morì sua moglie, Maria Adelaide Muzio, cugina di Sandro Pertini (futuro Capo dello Stato). In questa luttuosa circostanza, l’Ufficiale trovò conforto nella Fede in Dio e nel lavoro. Dal maggio 1936 al luglio 1938, da volontario, prestò servizio in Africa Orientale. Rientrato in Patria con il grado di Maggiore, gli fu affidato il Gruppo interno di Bolzano e l’anno successivo quello esterno di Genova.

Ad agosto 1940 lo troviamo a Tarquinia (Viterbo) al Comando dell’appena costituito Battaglione Carabinieri Paracadutisti; il primo dell’Esercito Italiano. A luglio 1941, il Reparto fu spostato in Africa Settentrionale. Qui gli «Angeli appiedati» (così chiamarono i Carabinieri Paracadutisti per il loro impiego che non prevedeva aviolanci) furono trasferiti nella zona tra Zavia e Suani Ben Adendove, compirono numerose missioni ricognitive e di vigilanza. Il 14 dicembre 1941,il Maggiore Alessi ebbe l’ordine di schierare il Battaglione (circa 400 uomini) a Suddi Berta, a cavallo dell’importante bivio di Eluet el Asel. La consegna era concisa e tragica: «difesa ad oltranza delle posizioni» per arrestare l’avanzata del nemico fin quando non sarebbero transitate alcune Grandi Unità italiane in ritirata. L’Ufficiale valutata la situazione e dopo un accurato studio del terreno, schierò opportunamente i suoi Reparti che con furibondi combattimenti, spesso ravvicinati, onorarono con grande merito l’ordine ricevuto. Le perdite furono notevoli: 33 morti, 37feriti e 237 dispersi. Il Capo di S.M. dell’Esercito espresse il suo vivo apprezzamento al Comandante Generale dell’Arma per il valoroso comportamento del Battaglione Carabinieri Paracadutisti «primo per data di fondazione e primo giunto al cimento di guerra». Anche il Col. Gherardo Vaiarini che aveva il controllo militare della zona, mise in evidenza l’eroica condotta del Maggiore Alessi e dei Carabinieri Paracadutisti da lui comandati. Da «Radio Londra» (l’emittente di propaganda nemica), il noto (per i meno giovani) Col. Stevens affermò che i Carabinieri si erano battuti come leoni e che fino ad allora i Reparti inglesi non avevano mai trovata una così accanita resistenza. Per il fatto d’arme di Eluet el Asel alla Bandiera dell’Arma fu concessa una Medaglia d’Argento al Valor Militare, mentre al Maggiore Alessi una di Bronzo. 

Il 10 marzo 1942 l’Ufficiale rientrò in Italia e dal 12 aprile successivo comandò il Gruppo di Sondrio dove, il 12 agosto 1943, fu promosso Ten. Col. L’Ufficiale nella confusione e lo scompiglio del settembre1943, si fece ammirare per saldezza di nervi e determinazione; addirittura compilò un piano per l’occupazione della Valtellina al fine di impedirne l’accesso ai tedeschi invasori. In seguito, di questo suo progetto, trovò applicazione solamente la parte relativa alla vigilanza (con volontari) delle centrali elettriche, delle opere pubbliche e di altri obiettivi sensibili. Nel novembre1943 il Ten. Col. Alessi, fu convocato a Milano per giurare fedeltà al Governo «Repubblichino». L’interessato rifiutò con baldanza. Tale suo diniego, unitamente ad altre iniziative «patriottiche», lo fecero diventare quasi un «vigilato speciale» dei nazifascisti; fu anche minacciato di deportazione. L’otto dicembre 1943, l’Ufficiale percepito che ormai per la sua sicurezza non era più sufficiente dormire con le bombe a mano sul comodino, si trasferì nella vicinissima Svizzera unitamente alla seconda moglie Vincenzina Scorza. Nella Confederazione Elvetica fu internato nel Campo per Ufficiali» di Chexbres (Canton Vaud). Il 20 febbraio 1944 il «Tribunale Speciale di Sondrio», lo condannò a 30 anni di reclusione imputandolo, in particolare, di essersi schierato apertamente con il Governo Badoglio, di aver agevolato l’espatrio di centinaia di persone (ricercati politici, militari italiani e stranieri ed ebrei) e di aver incoraggiata la resistenza contro le truppe del Terzo Raich. Questa sentenza è una tangibile conferma che l’Ufficiale aveva valutato bene i rischi che correva restando a Sondrio.

 In quel periodo, precisamente il 28 gennaio1944, un gruppo di cittadini di Campione d’Italia (l’enclave italiana in territorio svizzero), capeggiati dal Signor Felice De Baggis, attuarono un «Colpo di Stato» (così lo chiamò pure la stampa estera). In concreto, con «buone maniere», obbligarono le Autorità repubblichine a lasciare il paese e contestualmente proclamarono, tramite la Regia Legazione Italiana di Berna, la loro fedeltà al Governo Badoglio.

L’amministrazione della Comunità fu affidata ad un «Comitato» guidato dal Signor Plinio Bezzola, nominato per l’occasione «Regio Commissario». I Carabinieri continuarono ad occuparsi dell’ordine e della sicurezza pubblica. In tale quadro Campione d’Italia (all’incirca 1.000 abitanti), fu il primo comune «liberato» del Nord e perciò divenne subito rifugio per ebrei e perseguitati politici. Anche lo «Strategic Service» (il Servizio Segreto USA) ottenne d’installarvi una stazione radio per il collegamento con le Unità operative e con le formazioni di Partigiani. Tra il personale dell’emittente c’era il Carabiniere Giuseppe Muratore, attualmente stimato socio della Sezione di Campione d’Italia dell’ANC Associazione Nazionale Carabinieri). Il 2 maggio1944 la Regia Legazione italiana di Berna ed il Governo svizzero, decisero di inviare a Campione d’Italia il Tenente Col. Alessi intanto divenuto «Comandante italiano» del «Campo» di Chexbres) con la qualifica di «Regio Vice Commissario». Il suo compito era di coadiuvare il «Regio Commissario» nel governo della comunità campionese (rifugiati compresi), destinataria di generosi aiuti internazionali. Il Ten. Col. Alessi per il suo impegno a voler «far luce» su tutto, pur essendo apprezzato dalla popolazione, entrò in contrasto con alcuni «maggiorenti» locali che definendolo, in modo dispregiativo: «furesterasc» (forestiero,intruso) incominciarono a denigrarlo. Il risultato fu che il 7 novembre 1944 la carica di «Regio Vice Commissario» fu abolita, nonostante la grande stima che per l’Ufficiale avessero il Sig. Bezzola ed il Servizio Segreto dell’Esercito Svizzero che all’epoca scrisse di lui: «Corretto e fine, riservato e severo aveva saputo circondarsi di stima e simpatia».

 Nel febbraio 1945 il Tenente Col. Alessi, su richiesta del C.L.N. (Comitato Liberazione Nazionale), fece ritorno in Valtellina e con il nome di battaglia: «Marcello», prese il Comando della «1ª Divisione Alpina Valtellina Volontari della Libertà». Al momento di tornare in Patria, inviò una lettera al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri nella quale raccontava sinteticamente la sua storia dal giorno in cui si era rifugiato in Svizzera e precisava cosa intendeva fare nel nuovo incarico. Il Ten. Col. Alessi da Partigiano si fece ammirare per zelo, coraggio, sprezzo del pericolo, padronanza della situazione ed alta capacità militare. Nelle ore notturne del 26 aprile 1945 (mancava poco alla liberazione della Valtellina; (avverrà il 28 successivo!) il Comandante «Marcello» mentre insieme a «Cesare» (un ufficiale d’Aviazione suo aiutante) dopo un’estenuante missione riposavano in un casolare a Gualzi di S. Anna frazione di Chiesa in Valmalenco, caddero in un’imboscata e durante un conflitto a fuoco furono privati della vita. Sulle circostanze della morte del Ten. Col. Alessi ci sono «illazioni» forse causate anche dal fatto che nella motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria che gli fu concessa, si afferma testualmente: «...fu aggredito da un forte reparto...». Da chi era composto tale «reparto»?, non è precisato, al momento si parlò di nazifascisti.

 Così perse la vita, un ardimentoso Ufficiale Paracadutista dei Carabinieri che in Africa scrisse, insieme a tanti suoi audaci dipendenti, una delle prime pagine gloriose del paracadutismo militare italiano.

 Al funerale partecipò una moltitudine commossa di persone. Il Governo USA inviò una corona di fiori. La sezione di Campione d’Italia dell’ANC ed altre, portano il suo nome. A Sondrio sono intitolati all’Ufficiale la Caserma del Comando Provinciale Carabinieri, una via cittadina ed un sentiero alpino percorso tante volte dal Comandante «Marcello». Nella città d’Aosta una strada è dedicata all’Ufficiale e, per iniziativa del Coordinatore regionale dell’ANC ed il concreto interessamento del Comune, è stata collocata una targa commemorativa sulla facciata della casa natale del Ten. Col. Alessi. Durante la cerimonia di scoprimento di detta lapide, il Tricolore, per un’improvvisa folata di vento, si gonfiò assumendo la forma di un paracadute; un fatto fortuito od un compiacente segno di una «Forza» superiore?

 

                                        

 

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